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Gay & Bisex

Complice fu il sito di incontri


di Membro VIP di Annunci69.it SkyStar
03.01.2026    |    4.258    |    4 9.7
"Allungai la lingua e la leccai; rimase un filo trasparente tra la lingua e la cappella..."
Io e Alessandro ci siamo “conosciuti” dietro uno schermo, con messaggi brevi all’inizio, molto prudenti. Un sito di incontri, ma con quella sezione “discreta” che prometteva più silenzi che parole. Lui aveva scelto una foto sobria: camicia scura e boxer. Mi aveva risposto quasi subito al messaggio, ero attratto da quella sicurezza che il suo profilo trasmetteva, frasi che non chiedevano troppo ma lasciavano intendere molto.

Con lo scriverci i messaggi erano diventati più confidenziali. Non c’era bisogno di raccontare tutto: bastavano allusioni, una sintonia che cresceva a colpi di ironia e attese calcolate. Quando decidemmo di vederci, Ale fu chiaro: “Ci vediamo in una casa che ho a Caserta di primo pomeriggio”. Sua moglie e figli erano via, alla casa estiva. «Niente complicazioni», conclude scrivendomi. Accettai senza fare troppe domande.

Dal vivo, la presenza dell’uomo era ancora più evidente, di quanto mi mostrò in foto. 45 anni portati con naturale autorità, fisico robusto ma comunque tonico, curato. La barba corta gli induriva i lineamenti, ma gli occhi mostravano una bella persona. Parlava poco, ma ascoltava molto. Diciamo che a pelle mi trasudava molto sesso, e i suoi modi erano proprio di chi sa cosa vuole.

«Sei come scrivi», mi disse, quasi a bassa voce. Un mezzo complimento, un mezzo controllo.
«Tu di più», gli risposi sorridendo.

Il resto avvenne senza bisogno di grandi discorsi. La confidenza costruita online si trasformò in una vicinanza naturale, fatta di gesti ed attenzione reciproca. Ale conduceva con sicurezza, scegliendo tempi e spazi, ed io lo seguivo sentendomi desiderato. Mi fece sedere sul divano mentre lui si mise davanti a me in piedi offrendomi da bere, dopo il brindisi, mi invitò con un cenno della mano ad avvicinarmi. Andai verso di lui…

Alzandomi Alessandro notò la mia erezione e sorrise. Prese la mia mano e la portò sul suo pantalone, e mi disse che lui aveva bisogno di una “mano” per scoppiare in quei boxer, così mi lasciai andare.

Con la sua mano mi fece stringere il suo cazzo e, muovendola, mi istruiva. Sentivo la sua durezza, non ancora al massimo. Poi mi lasciò e io continuai da solo, facendo scivolare la mano su e giù. Gli slacciai i pantaloni e fuoriuscì un bel cazzo sui 17cm, bello turgido che tendeva verso sinistra. Vedevo la sua cappella diventare sempre più grossa e invitante, ad ogni movimento della mia mano e soprattutto i suoi respiri sempre più affannosi.

Mi mise una mano sulla spalla, invitandomi a inginocchiarmi. Il momento atteso da entrambi era arrivato, come diverse volte immaginato in chat.

Avevo la sua cappella vicino alla mia bocca, mentre le mie mani seguivano il ritmo della masturbazione. Sulla punta era spuntata una goccia: era il momento di provare con la bocca. Allungai la lingua e la leccai; rimase un filo trasparente tra la lingua e la cappella. Il sapore non era male, solo un po’ salato, così continuai a leccare bene quello che rimaneva.

Sentii gli apprezzamenti di Alessandro:
«Bravoooo… ora succhia…»

Con fierezza aprii le labbra e presi il cazzo tutto in bocca. Aveva un bel sapore e tenerlo in bocca non era male: sentivo la sua cappella premere sulla lingua e riempirmi il palato, mentre con la mano gli stringevo le palle.

Mi mise le mani sulla nuca, costringendomi ad andare avanti e indietro su quell’asta. La mia bocca si adattò presto a quella presenza e iniziò a scivolare bene. Nel movimento di va e vieni sentivo la cresta della cappella indurirsi al contatto della lingua, e ogni passaggio corrispondeva a un fremito dell’asta.

Mi piaceva, ma anche io sentivo il bisogno di qualcosa. Mi aprii la patta, uscii il mio cazzo e iniziai a masturbarmi.

Il piacere di averlo in bocca aumentava sempre di più. Succhiavo e sentivo cambiare il sapore, diventava più gustoso. Cercavo di farlo arrivare in gola, ma non era facile vista la forma del membro. Accarezzavo le palle, le baciavo e cercavo di scappellare ancora di più quell’asta, ormai diventata di marmo.

All’improvviso sentii un fremito alla base del mio cazzo, che avevo abbandonato a se stesso mentre mi gustavo il bocchino. Raggiunsi l’orgasmo senza toccarmi e, dall’altra parte, avvertii un vociare sottile che mi diceva: “Sto venendo”
Lo sperma di Ale, denso e abbondante, mi venne schizzato tutto in faccia.

Non ci fu fretta, non ci fu alcuna penetrazione, eppure godemmo tantissimo quel giorno.

Ci ricomponemmo e ci fermammo a parlare altri 5 minuti seduti vicini, con una naturalezza sorprendente. Come se si conoscessero da tempo. Ale accennò alla scelta di non andare oltre e non scoparmi il culo, nessuna frustrazione: solo una scelta diversa

Prima di salutarci, Alessandro tornò a indossare quella calma controllata che lo definiva. «Ci risentiamo», disse, senza promettere nulla.
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